


di Zurigo, questa volta.
questa volta zurigo aveva la forma rettangolare di quattro pareti con abiti come tappeto. di tazze di caffé e di giornali sparsi. di un materasso appoggiato per terra.
questa volta zurigo sapeva di sud. di allegri cocktail e di musiche caraibiche. sapeva di ragazze che taccheggiavano sicure, belle e ubriache, su sandali anni settanta. a zurigo mancava un orecchino, perso quando si pensava di recuperarne il fratello. a zurigo, questa volta è stato un po' un tornare a casa. sarà che tra poco ti riporto a casa, sarà che tra poco avremo la nostra casa.
zurigo aveva l'odore di una fabbrica rossa, bella, forse anche troppo curata. il cameriere serviva con la sigaretta in bocca. di fianco un concerto. clap your hands e qualcos'altro poi. ricordo poi la pioggia leggera sul lago, poi il trenino e poi il controllore. poi correre di nuovo verso quella stanza. tante volte l'ho odiata perché era lì che dormivi, invece che con me. perché hai passato più tempo tra quelle lenzuola che dando baci a me.
vivere con te sa un po' di nomade. e sa tanto di buono. questa volta zurigo mi ha parlato di quello che saremo. mi ha dato un'immagine di noi tra qualche anno. non so dove, ma l'immagine seppur confusa è raggiante, viva, fatta di colori e di tanta tanta felicità. ed è quello che saremo, fidati amore mio.
finalmente respiro.
grazie. perché mi hai ascoltato e perché ci abbiamo riso su insieme.
ti chiedo scusa. per ogni volta che ti ho buttato tutto addosso senza filtrare e senza avere quella sensibilità che a te chiedo. scusami.
è il bisogno e la voglia di stare insieme che mi fa perdere un po' di lucidità.
e mi sono accorta che i giorni di tristezza esistono ancora.
era tanto tempo che non passavo momenti di nostalgia e di tristezza. bene, mi sono resa conto che ci sono ancora. bene proprio no, ma almeno recupero poco a poco un contatto con la realtà. di felicità e spensieratezza, di bei sogni ed emozioni forti senz'altro, ma affiancato da momenti down, di debolezza e fatica.
ho scoperto l'acqua calda? sì, probabilmente niente di nuovo da segnalare. ma sono fatta così. vivo ogni cosa in modo totalizzante e mi dimentico di esserci passata prima nelle cose. sono felice, bene, e quando lo sono, lo sono in modo assoluto. e nella tristezza è uguale. riesco ad arrivare fino in fondo e andare davvero molto giù.
stavolta ho fatto un esercizio. perché non avevo proprio voglia di continuare a star male. ho una voglia di vivere troppo forte e quindi l'ho voluta affrontare in modo positivo e reagire velocemente. per risalire alle cause di quel malessere, ho pensato allora alle altre situazioni in cui sentivo dentro di me delle cose simili. allora ho riletto cose mie scritte tempo fa. ho recuperato sensazioni e stati d'animo in cui mi sono trovata immersa. ho riscoperto cose che non mi ricordavo più e mi sono tornate alla mente situazioni lontane a cui non pensavo da tanto tempo. le ritrovo oggi, con un sorriso. un sorriso che mentre scrivevo non riuscivo a trovare. mi ha fatto bene direi. si sono rilasciati i nervi e i muscoli, ero proprio stanca. mi sono buttata sul letto, ti ho parlato con tranquillità e tu mi hai capito.
parlando con il vento.
il cielo sta diventando buio. si copre di nuvole scure e la temperatura è più fresca. il vento sembra calmarsi, ma appena lo dico mi arriva una folata imprevista che smuove fogli sul tavolo e crea scompiglio. ma il disordine è energia giusto? è vita. per cui il vento porta qualcosa. ogni volta che passa porta con sé ricordi, sogni, desideri..mi parla di tempo.
non provo nostalgia per quello che è stato.
è voglia piuttosto di fare le cose bene. di poter dire tranquillamente al vento "il tempo si è trascorso. ma l'ho trascorso bene. e sono felice di come sono e di come sto adesso". mi sembra un dialogo con la propria coscienza, quello col vento. una specie di "bè, adesso dimmi cosa hai combinato fino ad oggi".
a volte mi viene da dire che in effetti finora ho giocato, fatto le cose normali di una giovane di ventisei anni. divertimento, amici, amori, università. con un po' troppa leggerezza. ecco quello che vorrei dire al vento, quello che mi sento di dire al vento oggi è sto crescendo, sento che scegliere non mi spaventa e davanti alla mia vita non ci scappo più. sono felice per come sto diventando. ho fatto cose di cui non sono orgogliosa, ma dico anche che la vita è lunga, e che avrò il tempo di rimediare. che ho voglia di amare e darmi con fiducia. non ho paura, mi fido di te.
inaspettata.
stamattina mi è capitata sotto gli occhi questa frase di Victor Hugo
"La prima schiavitù è la frontiera. Chi dice frontiera, dice fasciatura. Cancellate la frontiera, levate il doganiere, togliete il soldato, in altre parole siate liberi. La pace seguirà"
sarà poi vero?
“Tutta la letteratura consiste in uno sforzo per rendere la vita reale. Come tutti sanno, anche
quando agiscono senza sapere, la vita è assolutamente irreale nella sua realtà diretta; i campi, le città, le idee sono cose assolutamente fittizie, figlie della nostra complessa sensazione di noi stessi. Ogni impressione è intrasmissibile, se non la rendiamo letteraria. I bambini son molto letterari perché dicono in che modo sentono e non in che modo deve sentire colui che sente secondo un’altra persona. Un bambino che ho sentito una volta, volendo dire che era sul punto di piangere, non ha detto “Ho voglia di piangere”, come direbbe un adulto, cioè uno stupido, ma “Ho voglia di lacrime”. E questa frase, assolutamente letteraria, al punto che sembrerebbe manierata se la dicesse un poeta celebre, riferisce risolutamente la presenza calda delle lacrime che cadono dalle palpebre coscienti dell’amarezza liquida. “Ho voglia di lacrime!”
Dire! Saper dire! Saper esistere attraverso la voce scritta e l’immagine intellettuale! Tutto questo è quanto vale la vita: il resto sono uomini e donne, amori immaginari e vanità fittizie, sotterfugi della digestione e dell’oblio, persone che si dimenano come animaletti quando si alza una pietra, sotto il grande pietrone astratto del cielo azzurro senza senso”.
da fernando pessoa. il libro dell'inquietudine di bernardo soares
dal bellissimo blog smagliature d'inchiostro
le ciabatte di zurigo
bene bene, torno dopo un bellissimo weekend in cui per far la figa col mio moroso che vedo pochissimo e recuperare un po' di quei trenta centimetri che ci separano, mi sono fatta chilometri e chilometri su e giù per zurigo su tacchi da dodici per poi finire sfinita in un supermercato a comprare le infradito più basse della storia, cambiarmi per strada e perdere così tutta la mia classe in un colpo solo!!!! ahahaha, ma è stato divertente, eccome se è stato divertente...
